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Infinita letizia della mente candida

Le storie che ci vengono raccontate sono sempre le stesse. Anche la storia che ci sembra più originale in realtà affronta un tema già trattato, già raccontato da qualcun altro. Allora per quale motivo ci appassioniamo? Perché continuiamo ad ascoltare le stesse storie?
La risposta è semplice: è il modo in cui ci vengono raccontate che fa la differenza. Eternal sunshine of the spotless mind1 è l’esempio più evidente di ciò.

Joel (Jim Carrey) e Clementine (Kate Winslet) hanno avuto una relazione che non si è conclusa nel migliore dei modi e sono nella fase in cui qualcosa di molto forte ancora li lega, ma insieme non si riesce più a stare. Fin qui nulla di speciale. Ciò che però si inventa Charlie Kaufman, per farci notare come i sentimenti non spariscano alla fine di un rapporto, ha del genio. Infatti Joel, dopo aver scoperto che Clementine si è sottoposta ad una procedura per cancellare il  loro rapporto tempestoso dalla sua memoria, decide di fare lo stesso, rivolgendosi al suo inventore: il Dr. Howard Mierzwiak (Tom Wilkinson). Durante la procedura però Joel riscopre il suo amore per Clementine. Quanto più i suoi ricordi vengono cancellati, tanto più la lotta per sfuggire al procedimento diventa disperata.

 

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Il rischio di cadere nella banalità raccontando un tema come gli strascichi della fine di una storia d’amore è molto alto. Charlie Kaufman però è stato in grado di spiccare il volo mentre superava questo rischio, volo che gli è valso la vittoria del premio Oscar per la miglior sceneggiatura nel 2005. Il film ha una carica emotiva fortissima, sicuramente anche grazie alla regia di un visionario come Michel Gondry. Qui non si vede soltanto un film, ma si viene scaraventati in un vortice di colori, di immagini, di suoni. I ricordi non sembrano più semplicemente quelli dei due protagonisti, ma ricordi universali. Tutti hanno avuto una storia, tutti hanno condiviso ogni cosa, dalle memorie di infanzia, alle proprie paure più grandi, alle gioie improvvise. Tutti hanno visto queste storie finire per via della routine, delle futili litigate. In un istante la bellezza del sentirsi indelebili, incancellabili, unici per una persona vacilla. Non per l’intervento del Dr. Mierzwiak, ma perché il tempo risucchia ogni cosa.

Ciò che Eternal sunshine of the spotless mind crea nella nostra mente è la possibilità di metterci in discussione: davvero la nostra relazione, arrivata a quel famigerato bivio di cui tanto si sente parlare, deve concludersi così? Davvero non c’è più nulla da fare? “Da dove è partita la crepa?”². Così come le storie raccontate sul grande schermo non sono esclusive, allo stesso modo le storie della nostra vita si ripetono ovunque e per chiunque. Quello che cambia e che ci fa sentire unici è il dono, insito in ognuno di noi, di far sentire l’altro tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Per questo viviamo, per ricercare la felicità in ogni modo possibile. Così il film, se da un lato ci mette in discussione, dall’altro ci abbraccia con il suo magma di parole piene di amore e nostalgia per ciò che è stato, per farci sentire parte di un tutto che è in continuo movimento, mentre noi, nel nostro piccolo, ricerchiamo un’effimera stabilità. Con o senza qualcuno al nostro fianco.

 

Mariapia Fumarola

 


  1. È mantenuto il titolo originale del film per via dell’infelice e famigerata scelta di tradurlo nella versione italiana con “Se mi lasci ti cancello”.
  2. Io e Annie, Woody Allen (1977)

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