Uncategorized

Il cielo che (non) vediamo

La mitologia greca narra:

“Un giorno Zeus, Padre degli dei, innamorato di Callisto, una ninfa, la sedusse e dall’unione dei due nacque Arcade. Era, moglie di Zeus, per vendicarsi dell’infedeltà del marito, trasformò Callisto in un’orsa pelosa. Nel frattempo Arcade, divenuto giovanotto, durante una battuta di caccia si imbattè nella madre e, ingannato dal suo aspetto, si preparò ad ucciderla. Zeus, per evitare l’inconsapevole matricidio da parte del ragazzo, portò entrambi in cielo sotto forma di stelle: Callisto divenne l’Orsa Maggiore e Arcade l’Orsa minore. L’ira di Era, al vedere la sua rivale in amore risplendere tra gli astri, crebbe a tal punto che chiese agli dei del mare ,Teti e Oceano, di lanciare una maledizione: le due costellazione non avrebbero mai dovuto potersi bagnare nelle loro acque e sarebbero state costrette a girare in tondo per l’eternità senza mai poter tramontare e quindi riposarsi sotto l’orizzonte.”

Quello che avete appena letto è solamente uno dei tanti miti legati alle costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore. Data la loro visibilità nel cielo boreale, infatti, sono molte le storie attribuite ad esse dalle varie culture che popolano l’emisfero settentrionale della Terra e sono anche molti i nomi a loro associati.

Un errore comune è quello di identificare l’intera costellazione dell’Orsa Maggiore con il Grande Carro, che invece è un suo asterismo, ossia un gruppo di stelle di una costellazione riconoscibile per la particolare forma geometrica.

Così come tanti nomi sono stati attribuiti all’Orsa Maggiore, altrettanti ne sono stati dati al Grande Carro: Casserole (casseruola) in Francia, Plough (aratro) in Inghilterra, Big Dipper (grande mestolo) in Nord America, ecc…

Il suo nome latino, poi, è un perfetto esempio di come le stelle e le costellazioni facciano parte della vita dell’uomo, perfino nel linguaggio comune. I latini, infatti, chiamavano il Grande Carro “Septemtrio”, unione di septem (sette) e triones (“buoi da lavoro”), ossia le sette stelle della costellazione: in italiano “Settentrione”.

“Settentrione” che, guarda caso, è lo stesso nome che utilizziamo oggi per indicare il “nord”. Non è affascinante come l’uomo tenda sempre a legare le cose del cielo e quelle della terra?

Ora chiediamoci: tutte le stelle si comportano allo stesso modo? Sono tutte costrette a rimanere, nel loro moto perpetuo, sempre nello stesso pezzo di cielo? La risposta è no. D’altronde, se così non fosse, la maledizione chiesta da Era agli dèi del mare – nel racconto greco – non sarebbe così terribile. Le stelle delle costellazioni dell’Orsa Minore e dell’Orsa Maggiore, per esempio, si definiscono circumpolari.

Per capire cosa sono le stelle circumpolari bisogna definire cos’è la volta celeste, ossia una sfera immaginaria su cui sono proiettate tutte le stelle e quindi le costellazioni. Su questa sfera sono definiti dei punti di riferimento: l’Equatore celeste (proiezione dell’equatore terrestre sulla volta) e i poli celesti (intersezioni dell’asse di rotazione terrestre con la volta celeste), chiamati semplicemente Polo Nord/Sud celeste.
Le stelle circumpolari sono quindi quelle stelle che ruotano attorno al polo nord (o sud) celeste e non “tramontano” mai al di sotto dell’Equatore celeste.

1

Quelle stelle che invece sorgono e tramontano al di là dell’Equatore celeste si definiscono occidue. Le definizioni appena date sono ovviamente relative alla latitudine a cui si trova l’osservatore: una persona al Polo Nord vedrebbe tutte le stelle dell’emisfero boreale ruotare attorno al Polo Nord celeste (che coincide praticamente con la Polaris) e mai tramontare al di sotto dell’Equatore; un osservatore posto all’Equatore, al contrario, vedrebbe come unica stella circumpolare la stella Polare, che sarebbe fissa all’orizzonte; un osservatore alle medie latitudini, come noi, vede sia stelle circumpolare sia stelle occidue.

Tornando alle costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore, siamo sicuri di conoscerle così bene?

E se vi dicessimo che la tanto nota stella Polare in realtà non è una stella? Ebbene è così. La Polaris infatti non è una singola stella, ma un sistema multiplo di stelle! Per l’esattezza è un sistema che si definisce triplo, ossia sono tre stelle che ruotano l’una attorno all’altra ma che dalla Terra appaiono essere una singola stella. L’occhio umano infatti non riesce a distinguere due o più stelle che ruotano così vicine l’una attorno all’altra ad una tale distanza dalla Terra.

Ci sono tuttavia dei casi in cui il nostro occhio riesce a percepire quelli che si definiscono “sistemi multipli ottici”, ossia stelle vicine apparentemente per ragioni di prospettiva. Al contrario la Polaris è una “stella multipla fisica” in cui le tre stelle sono realmente legate tra loro gravitazionalmente”. Un esempio di stella multipla ottica è la stella ζ (zeta) dell’Orsa Maggiore, anche chiamata Mizar,  in coppia con Alcor. Queste due stelle sono riconoscibili ad occhio nudo in una notte serena; quello che non possiamo distinguere è il sistema multiplo fisico di Mizar, composto da quattro stelle legate gravitazionalmente tra loro.

La prossima volta che alzate gli occhi al cielo provate a cercare le due stelle Mizar e Alcor (seconda stella del manico del Grande Carro) e fateci sapere se siete riuscite a trovarle!

Angela Urbani, Elisabetta D’Arcangeli

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *