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GIRLS JUST WANNA HAVE FUN

Benvenuti nell’era dell’anti-innocenza: nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare”. Così faceva il suo esordio nel 1998 la serie ideata da Darren Star, basata sull’omonimo romanzo di Candace Bushnell, Sex and the city. La serie, lanciata dall’HBO, ebbe subito un ottimo numero di ascolti. La prima cosa che colpì i telespettatori era il fatto che finalmente le donne parlavano di sesso come gli uomini. Al centro della serie infatti ci sono quattro ragazze: Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte. Hanno circa trentacinque anni (eccetto Samantha, che ne ha circa quaranta), vivono a Manhattan, amano la moda, i ristoranti chic e sono single.

Le critiche alla serie però non furono solo positive ed entusiaste. Chi apprezzava la serie per i suoi dialoghi brillanti e per la sua sceneggiatura sfrontata aveva come controcanto chi la disprezzava per le ragioni opposte. La colpa di queste quattro ragazze infatti era paradossalmente parlare di sesso come facevano gli uomini. Di essere sia single che sessualmente attive. La donna angelo del focolare, sottomessa, costantemente oggettivata dal desiderio maschile non andava più bene perché non restava più al suo posto. Veniva messo in mostra e quasi esaltato questo nuovo tipo di donna un po’ egocentrica e superficiale. Per andare dritti al punto, protagoniste erano delle ragazze considerate da buona parte del pubblico l’emblema della ragazza “facile”.

Era l’inizio del nuovo millennio e le cose stavano sicuramente cambiando e, si sa, tutti i cambiamenti non sono mai semplici e c’è bisogno di tempo per affrontarli e accettarli. Perciò, se alla fine degli anni Novanta queste ragazze credevano di potercela fare da sole, non andava bene. Perché, se Carrie pronunciava frasi come “Lui se ne andò… ed io piansi per una settimana. Poi capii che ce l’ho la fede. Fede in me stessa. Fede che un giorno incontrerò qualcuno sicuro che sono io quella giusta”, non era giusto. Dov’è il machismo, che tanto piace, in questa frase? Dov’è l’uomo che arriva, ti consola, ti salva e senza il quale sei nulla? Avere fede in se stesse era il nuovo comandamento. Nessuno corre in tuo aiuto, non c’era alcun supereroe per le povere libidinose ragazze. Gli uomini e le donne appaiono davvero per quello che sono, senza bugie e senza freni. Sono solo esseri umani.

Facendo un piccolo salto temporale arriviamo ad oggi. A quasi vent’anni di distanza dalla serie, che cosa è cambiato? Perché, bisogna ammetterlo, come noi quelle ragazze vengono fuori da anni e anni di demonizzazione della vagina, del desiderio femminile visto come malattia, dell’affascinante Richard Gere che salva la povera Julia Roberts dal vortice del peccato e la rende la sua “pretty woman”, la sua Cenerentola.
Il femminismo in questi anni ha fatto sicuramente passi da gigante e ha fatto luce su argomenti di cui fino a non molto tempo fa non si poteva parlare. Tutti pensieri da tenere per sé e di cui vergognarsi. Anche gli uomini hanno imparato a guardare le donne da una prospettiva diversa. Il piacere è il piacere, a prescindere dai propri attributi. Tutto questo quasi sembra illustrare un quadro idilliaco che vuole dirci “brave ragazze di Manhattan, il vostro sforzo e la vostra sfrontatezza non sono stati vani”. Quasi.

Allora chi è il nemico delle donne oggi? La risposta è da cercare in quello che è il miglior alleato delle donne, cioè la donna stessa. Mille e mille volte pronta a giudicare quella che con tanta facilità è chiamata “puttana” perché, se a volte ha voglia di andare a letto con qualcuno, non vuole un abbraccio dopo, non vuole aspettare un messaggio o una chiamata. Semplicemente, per una sera, è voluta andare oltre per il puro piacere di farlo. E per sentirsi dire poi, in modo dispregiativo, “come un uomo”. Perché in fondo, ancora, il piacere è maschio e la sottomissione è femmina. In una visione del mondo ancora manichea, che non accetta sfumature. Esiste il bianco e il nero. L’amore e la perversione. Il bene e il male.
Carrie, Miranda, Samantha e Charlotte, single e sessualmente attive, da alcuni criticate e stigmatizzate nel 1998, non sono così lontane dalle donne di oggi, vittime di un femminismo becero che ancora vuole stabilire dei ruoli ben predefiniti per l’uomo e per la donna.


“Più tardi quello stesso giorno stavo pensando alle favole. E se il Principe Azzurro non fosse mai arrivato? Biancaneve avrebbe dormito per sempre nella sua bara di cristallo? O dopo un po’ si sarebbe svegliata, avrebbe sputato la mela, trovato un lavoro, sottoscritto un’assicurazione sanitaria, e fatto un bambino grazie alla locale banca dello sperma? Non potevo non chiedermelo. Dentro ogni donna single determinata e sicura di sé, c’è una delicata e fragile principessa che aspetta di essere salvata? […] Le donne vogliono solo essere salvate?”1. In fondo dare una risposta a questa domanda non dovrebbe essere così difficile. La parte più profonda di noi stessi sa già la risposta.


1 Sex and the city, 3×01

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