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Europa e Sud. Un’analisi dei fondi: il caso della regione Puglia

In questo breve approfondimento scientifico ci poniamo l’obiettivo di analizzare il rapporto che si è costituito tra Unione Europea e Sud Italia e, in particolare, le dinamiche che si sviluppano attorno ad un tema dirimente per il futuro della coesione e dell’unità della stessa organizzazione internazionale: i fondi SIE (strutturali e di investimento europei).

Non sarà questa la sede di discussione, ma occorre specificare che le potenzialità e di conseguenza i limiti che emergeranno, si aggiungono alle dinamiche di spesa e programmazione legati agli investimenti pubblici nazionali attuati tramite l’FSC (Fondo per lo sviluppo e la coesione situato presso il Ministero dell’economia e delle finanze e il Ministero della attività produttive).

Il tema oggetto di studio trova enunciazione nell’art. 174 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) che sancisce: « per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale »1. Poiché i lavori per la programmazione della politica di coesione in Italia per il periodo 2021-2027 sono ancora in corso, concentreremo l’attenzione sulla programmazione 2014-2020 che, tuttavia, non è completamente conclusa in quanto i programmi finanziati possono essere eseguiti e rendicontati fino al 31 dicembre 2023.

I fondi SIE per il 2014-2020 si compongono come di seguito: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr); il Fondo sociale europeo (Fse); il Fondo di coesione; il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr); il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (Feamp). Secondo i dati forniti dalla Commissione Europea l’Italia ha potuto accedere a circa 46 miliardi potenziali per le politiche di coesione 2014-2020. Sul sito dell’Agenzia per la Coesione Territoriale2 possiamo osservare un’ulteriore precisazione dei finanziamenti. In particolare, il Fesr assieme al Fse e all’IOG (Iniziativa Occupazione Giovani) fanno riferimento a circa 33 miliardi. Il Feasr detiene una parte rilevante dello stanziamento, circa 10, 4 miliardi, mentre il Feamp solo 537 milioni. Secondo i dati raccolti l’Italia sarebbe il secondo Stato membro per dotazione di bilancio.

La politica di coesione si articola attraverso la progettazione di differenti programmi, per l’Italia se ne osservano 75 per il periodo 2014-2020. Si dividono tra Programmi Operativi Nazionali (PON) e Regionali (POR) in base all’amministrazione titolare dei progetti e all’area territoriale oggetto delle politiche. In questa sede concentreremo l’attenzione sul ruolo delle regioni, in particolare della Puglia nella gestione di queste risorse.

Occorre, tuttavia, fare una considerazione preliminare circa le differenze interne al Meridione (Sud Italia e Italia insulare). Nella programmazione il territorio meridionale è così suddiviso.

  • Regioni meno sviluppate: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
  • Regioni in transizione: Abruzzo, Molise e Sardegna.

Il resto della penisola italiana si colloca nelle regioni più sviluppate. Adesso proveremo ad analizzare un caso specifico del Meridione, osservando per mera brevità, la regione più virtuosa nella progressione del completamento dei programmi regionali. Nonostante l’Agenzia per la Coesione Territoriale non pubblichi una classifica con le rispettive percentuali di impegno di spesa per ogni regione sul totale dei fondi POR a disposizione, è possibile verificare la situazione aggiornata sul sito della Commissione Europea. Da un’osservazione dettagliata si evince che nel Sud Italia, al momento, è la regione Puglia ad operare nella posizione più avanzata nell’utilizzo dei fondi comunitari. Nel prossimo paragrafo, quindi, analizzeremo brevemente la situazione pugliese e, infine, sintetizzeremo le principali potenzialità e criticità condivise da altre esperienze amministrative.

La regione meridionale partecipa con due programmi differenti: Psr e Fesr-Fse. Il primo è il programma di sviluppo rurale mentre il secondo è il programma plurifondo che unisce il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo.

Il Psr 2014-2020 per la Puglia prevede una dotazione complessiva di 1 miliardo e 616 milioni (di cui 978 proveniente dai fondi UE ed il resto dal cofinanziamento nazionale). La decisione di esecuzione della Commissione che approvava il programma risale al 24 novembre 20153. Fin ad oggi, le risorse spese ammontano a 669 milioni, cioè il 31% del totale4. Per stimolare la programmazione ed esecuzione dei fondi, la Commissione ha previsto che le regioni utilizzino i fondi in tempi precisi e secondo dei target di spesa. La Puglia, come le altre amministrazioni, avrebbe dovuto concludere entro il 31 dicembre 2020 i fondi iscritti nell’impegno di bilancio del 2017. Tuttavia, al termine del periodo la Puglia era l’unica tra le regioni italiane a non aver speso ancora una somma (92,5 milioni) che sarebbe stata disimpegnata automaticamente. Ad ogni modo a inizio 2021 – per il secondo anno consecutivo – la Commissione ha derogato il principio del disimpegno concedendo un altro anno di programmazione. Tra i motivi che hanno giustificato la deroga vi erano le difficoltà tecniche causate dalla gestione del Covid-19.

Per quanto riguarda il Fesr-Fse, invece, la Puglia risulta l’amministrazione più virtuosa nella spesa dei fondi in termini assoluti e percentuali. Infatti, la regione ha certificato l’investimento del 79% dei 4 miliardi e 450 milioni totali. Si noti a tal proposito un elemento contraddittorio che si può rilevare dai dati degli ultimi anni:


Fonte: European Commission, consultabile qui

Si può osservare come la spesa certificata sia passata dal 28% al 72% proprio nel 2020, anno dell’inizio della pandemia da Covid-19 che ha giustificato la deroga all’utilizzo dei fondi iscritti nel bilancio del 2017 per il Psr.

Premesso che la Regione Puglia non è l’unica amministrazione – purtroppo – ad elaborare una gestione altalenante delle risorse che ruota attorno a progressioni improvvise dettate dal timore del disimpegno automatico dei finanziamenti stanziati, è evidente che alcune dinamiche amministrative e politiche sono comuni a diverse entità sub-nazionali. A tal proposito è interessante citare il contributo di Gianluca Bellomo che parte dalla domanda: « un’altra occasione mancata per l’Italia? »5 in riferimento alla programmazione 2014-2020. In particolare, Bellomo conclude che « […] sembra che non si possa eludere la ricerca della corretta dimensione gestionale dei Fondi Sie proprio nel livello sub-statale, anche se con l’indispensabile applicazione dei correttivi volti a risolvere le enormi problematiche riscontrate in questi anni di utilizzo dei Fondi strutturali proprio a livello regionale »6. Possiamo concludere che dall’osservazione dei dati e dalla letteratura sul tema, si osserva come la questione di fondo nella gestione delle risorse sia la capacità di programmare l’utilizzo delle stesse in modo organico rispetto alle altre politiche e, dovremmo auspicare, alle altre amministrazioni locali.


1. TFUE, art.174, ex articolo 158 del TCE.

2. Agenzia   per   la   Coesione   Territoriale. 

3. La decisione è consultabile qui.

4. European Commision, dati consultabili qui.

5. Gianluca Bellomo. Politica di coesione europea e fondi SIE nella programmazione 2014-2020: un’altra occasione mancata per l’Italia?, Istituzioni del federalismo, marzo 2014.

6. Ivi, p.538.

Francesco Caiazzo

Studente di Storia, Università di Bologna, Pugliese.

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