2017,  Arte

Secondo me la donna

La donna è simbolo. La donna è nascita, crescita, morte. Nascita, per natura e simbolismo; crescita, per maturità prematura; morte, perché umana.

Soggetto indiscusso di bellezza e vittima di controversie. Diversa, ma allo stesso tempo uguale, per necessità. Gaber parla di questo: la donna e la lotta affinché si metta in pari col sesso opposto, ancora, per necessità ed equilibrio.

Ma cosa si intende davvero per parità? E’ davvero giusto quest’equilibrio tra i sessi? No, non vogliamo sfociare nel sessismo, disparità per antonomasia, nei limiti tematici, ma del processo di “entropia dei sessi” che si è livellato nel tempo, spingendosi ad un equilibrio misurato forse con variabili sbagliate. Non sempre parità vuol dire uguaglianza, ma equilibrio dei dispari. Proviamo a vederla in questo modo: su due piatti di una bilancia poggiamo sei mele: tre a destra e tre a sinistra. Il peso è il medesimo, ma le mele non sono perfettamente identiche in termini di caratteristiche e misure (altezza, larghezza, diametro, forma), ma ciò che conta è la totalità e la bellezza dell’individualità.

Gaber, in questo capolavoro, esalta l’unicità, l’individualità, e anche l’eccentricità della donna, dipingendo, a gran voce, con la delicatezza di una mano poetica, i colori femminili, coprendo su una tela non nuova le voci passate, e incorniciando il tutto con vibranti corde di chitarra in fila indiana. La diversità non è giusta, la diversità non è sbagliata. La diversità sbalestra e corregge. L’uomo e la donna son la manifestazione del rapporto tra il microscopico e il macroscopico, dell’equilibrio e dell’attrazione equilibrante: son carica positiva e negativa, l’alta e la bassa marea, luce e buio, Sole e Luna. Son ciò che muove l’Universo: “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Sara Albanese

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