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Vaccini: informazioni e chiarimenti

Sempre più spesso sentiamo parlare di questioni riguardanti l’utilità o, al contrario, l’inutilità dei cosiddetti “vaccini”. Partendo dal fatto che la medicina è in continuo progresso, facciamo chiaro il punto della situazione.

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Innanzitutto, cos’è un vaccino?

Seguendo la dicitura da manuale, è un preparato di natura biologica caratterizzato da un elevato potere antigeno, che, a contatto con il sistema immunitario, provoca delle modificazioni umorali e tissutali nell’organismo, sviluppando un’immunità attiva, ovvero gli anticorpi, che sono di ben cinque tipi differenti.

Cerchiamo di immaginare la situazione: tramite il vaccino, una molecola estranea, l’antigene, viene iniettata nel nostro corpo e quest’ultimo non fa altro che sviluppare dei meccanismi di difesa, gli anticorpi. Se, poi, nel corso della nostra vita, un qualsiasi virus o un batterio entrasse a contatto con il nostro organismo, esso saprebbe già come difendersi, dato che ha precedentemente studiato un piano di attacco, così la vittoria è assicurata!

Il compito di un vaccino, quindi, è quello di simulare un’infezione e attivare le difese immunitarie, senza sviluppare la malattia e le sue eventuali complicanze. A seconda del patogeno, ovvero della minaccia estranea, i vaccini si distinguono in virali, se costituiti da virus, oppure batterici, se costituiti da batteri. A loro volta, sia i batterici che i virali possono essere dei vaccini vivi e attenuati, uccisi e inattivi oppure costituiti soltanto da antigeni.

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Nel primo caso, i vaccini vivi e attenuati, contengono un patogeno vivo, il quale può facilmente moltiplicarsi nell’organismo, ma attenuato, cioè è stato privato di ogni qualsiasi carattere dannoso per la salute umana. Il risultato è avere lo sviluppo dell’immunogenicità senza sviluppare la malattia e, generalmente, basta una sola somministrazione. L’unico svantaggio è che questa tipologia di vaccino non può essere somministrata a donne in gravidanza o a persone immunodepresse, cioè con gravi malattie al sistema immunitario.

Nel secondo caso, invece, si parla di vaccini uccisi e inattivi, quindi tale tipologia può essere iniettata a tutti, anche a donne in gravidanza e a persone immunodepresse, perché la “minaccia” è stata completamente abbattuta. Lo svantaggio risiede, però, nelle dosi di somministrazione, che devono essere più di una, affinché sia favorita una perfetta immunogenicità. Infine, il terzo tipo riguarda i vaccini formati da antigeni. Sono i vaccini più moderni, in cui non si ha più il virus o il batterio, né vivo né ucciso, ma dal patogeno vengono precedentemente estratti e purificati gli antigeni, che poi vengono immessi nell’organismo umano per sviluppare la risposta immunologica, come abbiamo prima spiegato. Il vantaggio è dato dal fatto che l’organismo può sviluppare gli anticorpi, senza aver in circolo nessuna componente fisica e concreta del patogeno.

Il sistema immunitario è capace di riconoscere e di reagire contemporaneamente a diversi antigeni, quindi è possibile somministrare più vaccini combinati assieme, quelli che comunemente vengono chiamati trivalenti o polivalenti.

Alcuni consigli pratici.

Prima di vaccinarsi, è buona norma sottoporsi ad una semplice visita medica, perché il paziente che deve ricevere il vaccino non deve avere stati febbrili in atto (la febbre alta impedisce all’organismo di assorbire gli antigeni del patogeno) e non deve far uso di medicinali immunodepressori, come ad esempio il cortisone, che renderebbe blanda la somministrazione. È necessario, inoltre, seguire il cosiddetto calendario di vaccinazione, cioè la successione cronologica con cui vanno effettuate le somministrazioni dei vari vaccini, affinché si raggiungano gli obiettivi preposti.

Sembra quasi inutile aggiungere che la vaccinazione, molto spesso, è l’unica
cura possibile per le malattie infettive e l’unico modo per salvaguardare la propria salute e quella degli altri. Come si evince dai dati Istat sotto riportati, il tasso di mortalità dovuta a malattie infettive, si è abbassato da 12% a 0,60% man mano che i vari vaccini sono stati scoperti ed introdotti nella comunità e che tale tasso si abbassato ulteriormente da 0,60% a 0,03%, un valore quasi insignificante, una volta che la vaccinazione è diventata di massa, considerata alla stregua di un vero e proprio bene comune.

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Dalla scoperta del primo vaccino contro il vaiolo del 1796, sono stati fatti passi da gigante nella ricerca scientifica, al fine di migliorare e perfezionare questa enorme arma di difesa che l’uomo può usare. Grazie ai vaccini, si sono ridotte le insorgenze di alcune malattie ed, altre, invece, nel corso dei decenni, sono scomparse o perfino state eradicate (ad esempio, dopo la diffusione del vaccino, il vaiolo non è stato più contratto in tutto il mondo dal 1981).

Giorgia Leone

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