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Her – Amore e Distopia

Un giorno, parlando di Her di Spike Jonze con un’amica, ho ricevuto quella che poi avrei considerato la definizione più curiosa e forse più esatta che potessi sentire: “ho avuto paura, è il miglior horror che sia mai stato realizzato”. La mia prima reazione è stata banalmente quella di temere che stessimo parlando di due film differenti, in quanto con Her ci troviamo di fronte ad un sci-fi drama, ma procediamo con ordine.

Her racconta la storia di Theodore (Joaquin Phoenix) impiegato a Los Angeles presso un’azienda che si occupa di scrivere lettere per conto di altri. Theodore ha il cuore spezzato, non riesce a superare la rottura con la sua ex moglie (Rooney Mara) e non vuole firmare le carte del divorzio. La solitudine e il senso di vuoto sono i sentimenti che pervadono le giornate di Theodore. Questa situazione comincerà a cambiare quando nella sua vita entrerà Samantha (Scarlett Johansson), sensibile, profonda e divertente. Samantha però è un sistema operativo e tra loro due comincerà una delle relazioni più distopiche viste sul grande schermo.

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Il futuro dell’universo fittizio di Her non ci appare poi così lontano: sistemi operativi quasi umani e sempre pronti ad aggiornarsi per raggiungere la perfezione tecnologica, persone non in grado di esprimere i propri sentimenti verso parenti, amici, mariti/mogli che decidono di assumere qualcun altro per farlo.
Ciò che ha spaventato la mia amica e che l’ha portata a definire horror il film di Spike Jonze è il dubbio che assale tutti durante la visione di questo film. Un dubbio semplice, logorante e che cerchiamo di allontanare ogni volta che si presenta nella nostra coscienza: questo futuro si concretizzerà mai davvero?

Spike Jonze però non si sofferma più di tanto sulla questione né ha la pretesa di dare un giudizio assoluto al riguardo, anzi, la supera completamente. Contrariamente a quanto si possa pensare, le questioni affrontate sono tutte umane: incertezza sul futuro, relazioni alla deriva, insoddisfazione personale e relazionale, necessità di cambiamento.
Come tutti Theodore, dopo una separazione molto dura, ha deciso di provare qualcosa di diverso e di estremo, che lo distragga da ciò che prova realmente. Samantha è una specie di match di Tinder elevato a potenza e perfezionato in tutte le sue forme. Infatti la combinazione tra i due è perfetta, ma illusoria. Non c’è contatto reale tra loro e i tentativi di averne risultano goffi, umilianti, grotteschi. E nel momento in cui i due “innamorati” sembrano aver accettato le differenze abissali che li separano, nuovamente dovranno fare i conti con il cambiamento. Tutto muta, niente resta com’è. Anche (e forse oggi soprattutto) un sistema operativo.

Riducendo Her all’osso, ciò che ne rimane è quanto il passato possa essere una risorsa e quanto il futuro abbia come condizione d’esistenza il cambiamento. Theodore stesso alla sua ex moglie dirà: “Ti amerò sempre perché insieme siamo cresciuti. E mi hai aiutato a farmi diventare chi sono. Voglio solo che tu sappia… che dei frammenti di te resteranno per sempre in me. E di questo te ne sono riconoscente”. E lo accetterà senza essere pedante né stucchevole. Lo accetterà come bisogna accettare ogni cosa nelle nostre vite: con la serena consapevolezza che tutto è destinato ad andare via o a cambiare. Fortunatamente, direi.

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Fumarola Mariapia

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