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Shën Marcani e Shën Xhësepëtit – San Marzano di San Giuseppe

In evidenza uno scatto del mezzo busto dedicato a Giorgio Castriota Scanderbeg nel centro storico di San Marzano di San Giuseppe (TA).

 

San Marzano di San Giuseppe è un paese della provincia tarantina, la cui comunità è formata da poco meno di dieci mila abitanti.  La fondazione del Katundi (paese) è dovuta, probabilmente, alla morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, principe di Krujia, al quale il re di Napoli Alfonso I d’Aragona si rivolse per combattere le rivolte dei baroni. Infatti dopo il 1468, anno della morte dell’atleta di Cristo, ebbe inizia la grande emigrazione degli albanesi che, fuggendo dagli invasori turchi, trovarono riparo nell’Italia meridionale.

Fu, però, solamente nel 1530 che ebbe luogo l’unificazione del territorio sotto il possesso di Demetrio Capuzzimati, Capitano di origine albanese: nasceva il Feudo San Marzano. Inoltre le origini di questa prima comunità si manifestano ancora nel presente attraverso, per esempio, le celebrazioni rivolte a San Giuseppe. Infatti il culto del santo apparteneva ai profughi albanesi che praticavano il rito greco-ortodosso della tradizione religiosa bizantina.

Tuttavia solo dal 1866 il santo divenne patrono di San Marzano. Mentre una particolarità della festa patronale è la processione della legna che il giorno della vigilia (18 marzo) culmina con un grande falò, zjarri e mate, che vede, oltre alla partecipazione della gente, anche quella dei cavalli che, trainando un carro carico di rami di ulivo, sono guidati dai carrettieri lungo le strade del paese.

Molto importante è anche il santuario rupestre “Madonna delle Grazie”, situato pochi chilometri fuori dal paese e testimonianza artistica dell’arte bizantina pugliese, risalente, probabilmente, all’Alto Medioevo, periodo in cui il sito fu abitato da indigeni. Nonostante però il patrimonio storico – artistico che si intreccia con la memoria (immortalata nei canti della tradizione popolare) delle gesta dell’eroe albanese e con l’arbëresh, lingua vicina al dialetto tosco ancora oggi parlata nel paese, la paura è che questa Storia non riesca a piantare forti radici nella coscienza collettiva del nostro presente – futuro.

Perciò è da questa matrice passionale che tutte le realtà associative devono partire per collaborare assieme alle amministrazioni e costruire un progetto largo in cui la rete tra individui sia il patto costitutivo. Proprio in quest’ottica si pone la nascita di Clizia, blog culturale, il cui nome è usato nella raccolta di poesie Occasioni da Eugenio Montale per indicare i valori della cultura.

Pertanto il nostro fine è condividere la conoscenza nelle sue varie forme, convinti che l’esercizio della capacità critica sia il veicolo per cambiare in meglio la nostra realtà. In conclusione, stiamo lavorando per la valorizzazione del territorio con la consapevolezza che la condivisione delle nostre visioni – anche tramite il divulgamento di articoli, ma non solo – sia l’inizio di un processo collaborativo e costruttivo.

 

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