Attualità,  Cultura

Siamo tutti! Siamo tutti e tutte! Siamo tutt*!

Introduzione: il discorso riguarda l’utilizzo dell’asterisco al posto delle desinenze di alcune parole con l’intento di includere le diverse identità di genere che sono escluse dalla dicotomia maschile-femminile. Ci sono due interlocutori e ognuno risponde con una sola battuta in modo da facilitare l’attribuzione dei diversi pensieri. La discussione non è stata romanzata.

“Quando scrivono l’asterisco, esattamente, a cosa fanno riferimento?”

“In che senso?”

“Perché lo fanno?”

“Per non discriminare.”

“Tra chi?”

“Ad esempio: una volta dicevano “compagni e compagne”, adesso ci può essere un compagno queer o altro e per non offendere la sua sensibilità scrivono “compagn*.”

“Ma quindi il legame è con l’orientamento, non con l’identità sessuale. No, bugia; con l’identità.”

(confusione)

“Sì, con l’identità di genere.”

“Poi l’orientamento è un’altra cosa.”

“Non ci capisco niente di queste cose. In teoria dovrebbe essere così. Però bo.”

“Scusa ma che c’entra la i con i queer?”

“In che senso?”

“Perché la i? Ad esempio: “Siamo tutti antifascisti” è diventato “Siamo tutt* antifascist*”.

(Il riferimento è a una scritta su un muro di Bologna.)

“Perché è maschile. Per non dire: “Siamo tutti e tutte antifascisti e antifasciste.” Evitano di scriverlo per non offendere qualcuno e fanno prima a scrivere “Siamo tutt* antifascist*”. E’ una stronzata; perché è una stronzata scrivere sui muri”.

“Perché i queer non si ritrovano nella i, perché si riconoscono nell’* e non nella i”.

“Perché ti appassiona tanto questo discorso?”

“Perché è interessante.”

“Toh mangia, mi fa schifo.” (Il giudizio è riferito al purée)

“Lo mangio dopo.”

“I mutamenti del linguaggio sono interessanti, ma non capisco dove vogliono arrivare.”

“All’appiattimento totale della lingua…hai mai letto 1984?”

“No.”

“Mi sa che te l’ho già chiesto”.

(Grosse risate. Continua a parlare lo stesso personaggio dell’ultima battuta.)

“Il Partito Socialista Inglese tenta di costruire questa società gerarchica, distopica e punta a riformare completamente il vocabolario in modo tale da appiattire la coscienza perché non avendo parole per esprimerti non riesci a pensare determinate cose, così da poter governare e controllare meglio, e il modo in cui lo faceva sembra tanto: Siamo tutt* antifascist*.”

“Va bene, ma questa scritta non l’ha fatta una forza strana e occulta che vuole ribaltare le sorti del Paese; l’hanno fatta dei ragazzi.”

“Sì, non dico che il mandante sia la stessa persona e che lo abbia fatto con gli stessi scopi, però di fatto ottieni un appiattimento della vita culturale e del modo di esprimerti. Ora non c’entra nulla con gli asterischi, ma perché devo stare attento a dire certe cose. Cioè ormai non posso utilizzare il termine “stupro”.”

(In una precedente occasione durante una conferenza a cui i due hanno partecipato una ragazza ha contestato l’utilizzo della parola “stupro” come metafora per indicare la privazione di qualcosa)

“Loro dicono: è violenza: il queer e la ragazza per esempio non si sentono rappresentati dalla i, sembra così che tu parli solo ai maschi.”

“Io parlo ai maschi e alle femmine perché nasciamo maschi e femmine. Se poi tu hai rapporti sessuali con i meloni, e sei tutelato nella schiera di LGBTQM (con la M di meloni), comunque di fatto sei maschio o femmina. Guardati intorno, siamo tutti maschi e femmine.”

“Loro dicono: ci sono alcuni che non riescono ad identificarsi né con i maschi né con le femmine.”

“Hanno un pene o una vagina? Uno dei due comunque.”

“E loro dicono: non è importante cosa ho, ma come mi sento.”

“Ma se non sai neanche tu (l’altro generalizzato) come ti senti, cosa vuoi che ti dica. Nel senso: “Mi offendi perché non so ancora cosa sono.” “Okay, se non sai cosa sei, per ora punta su ciò con cui sei nato.” (ipotetico dialogo tra il personaggio e l’altro generalizzato)”

“Va bene, ma nella fase transitoria come definiamo queste persone? Che lettera usi? Siamo tutti? Siamo tutte? Ecco che loro dicono di usare l’asterisco.”

“Ma in un discorso come lo pronunciano?”

“Non ho idea. Io comunque scriverei cosi: Siamo tutti antifascisti (donne, uomini, queer etc…). Non è meglio di un asterisco? La cosa che mi fa inquietudine è che l’asterisco questa volta ha sostituito la i, la prossima volta che cosa sostituirà?”

“Come in un centro sociale in cui c’era scritto: Area bimb*“.

“La prossima volta quando nascerà un bambino non gli daremo un nome perché non sapremo che orientamento sessuale avrà e gli metteremo un * al posto del nome.”

“Se lo sceglierà da solo. L’Occidente sta implodendo in se stesso. Ci stiamo distruggendo da soli.”

(Uno dei due personaggi è fortemente pessimista sul futuro.)

“Perché non mi hai fermato quando ho preso il pollo?”

“E’ coniglio.”

“Ah sì giusto.”

“Perché ho pensato: fatti tuoi.”

“Che poi questa faccenda è complicata, se tu non sai come ti senti; in che bagno entri?”

“Ma cosa c’entra?”

“Quando si scrive un asterisco bisogna pensare a tutte le conseguenze.”

“Ma loro così includono tutti, capisci? Si dovrebbe fare un bagno unico per tutti.”

“Sì, ma se per esempio una persona che si chiede chi sia vuole iscriversi a una scuola, la quale però divide le sue classi tra ragazzi e ragazze, questa persona dove si iscrive? Non può farlo. Oppure ipotizziamo che tu sia nato ragazzo e che tu sia iscritto nella scuola maschile, se dopo due anni cambi la tua identità sessuale, cosa succede? Dovresti essere espulso? Oppure qualcuno ti uccide mentre vivi questa condizione di questioned; cos’è? Omicidio o femminicidio?”

“E’ queericidio. Anzi è già definitorio così, dovrebbe essere *cidio.”

“Secondo me o si lascia la i e ognuno ci si identifica a suo modo – con la pace di tutti – oppure apri una parentesi e definisci tutti. Magari aggiungi tutte le sigle che esistono.”

“Hai finito il budino? Muoviti!”

Fine della speculazione.

 

 

 

 

 

 

 

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