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Cultura? No! Un caffè, grazie.

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Credere nei valori della cultura non è sufficiente. E’ necessario che questi prendano forma e si concretizzino attraverso delle proposte, promosse da enti pubblici e privati a vantaggio del territorio.

Perciò è bene distinguere, per non generalizzare, tra quei Paesi in cui non vi sono alternative ai sistemi di pensiero attuali, positivi o negativi che siano (Francesco Caiazzo ne parla qui) e quelli in cui, invece, le alternative sono presenti, perché proposte. Dopo anni di inerzia, si può ritenere Latiano un Paese “intraprendente”, che cerca di tracciare per i suoi giovani un nuovo solco, che sia fatto di informazione, cultura, proponimento.

Tuttavia non sempre le alternative proposte sono colte. Infatti, la risposta dei giovani è tiepida o addirittura assente. Si tratta di un dato di fatto, che ha visto la partecipazione di davvero pochi giovani alle varie iniziative culturali che l’amministrazione o gli enti privati hanno organizzato nel tempo. Se nella sala circonferenza i giovani erano una manciata, molti di più erano quelli che affollavano i bar circostanti.

Il motivo per cui i giovani, o meglio molti di loro, preferiscano un bar ad una saletta conferenza è difficile da comprendere. Sicuramente non hanno interesse verso un incontro formativo che tratti Dante o il disastro banche o la riforma costituzionale. Probabilmente credono che non siano queste le conoscenze spendibili nella quotidianità o nell’ambito lavorativo, presente o futuro.

La convinzione netta, infatti, è che siano importanti unicamente quelle conoscenze che possano dare un lavoro. E ciò influenza la scelta dell’istituto superiore: sono ritenuti troppo teorici i licei, incapaci di avviare alla carriera lavorativa; più adatti a far lavorare gli istituti tecnici.

Essendo queste le premesse, un incontro culturale su qualunque argomento che non sia inerente al mondo lavorativo è rifiutato con sdegno: d’altronde “con la cultura non si mangia”. Si ritiene, inoltre,  che cultura sia unicamente nozione e non mentalità e sistema di valori, quali in realtà è.

Cosa fare dinanzi a questo problema? Come risolverlo? La soluzione è sicuramente riposta nel territorio, ma non solo. Senza dubbio si deve continuare a percorrere la strada da poco intrapresa, fatta di incontri informativi, conferenze e convegni di studi. Tuttavia non basta. Serve un cambio di rotta anche nel sistema educativo e dunque nelle scuole.

La stessa istituzione scolastica, infatti, focalizza lo studente unicamente sul mondo lavorativo. La scuola, così facendo, tralascia in realtà quello che dovrebbe essere l’obiettivo primario: rendere ogni studente un cittadino consapevole e dotato di capacità critica.

Roberta Muri

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