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Perduti a Parigi, Hemingway & Co.

Quando Pablo Picasso presentò il dipinto Ritratto di Gertrude Stein, la critica ed il pubblico accolsero la sua opera in maniera decisamente tiepida, se non del tutto negativa. La scarsa somiglianza tra il soggetto e la sua rappresentazione era uno dei motivi ricorrenti nelle critiche al quadro, ma era soprattutto l’incertezza dell’esecuzione a lasciare perplessi i fruitori. Osservando il volto della signora ritratta non si può non fare caso alle numerose cancellature e correzioni, evidente manifestazione dell’indeciso oscillare tra una fase artistica già apprezzata e delle nuove influenze: il viso di Gertrude Stein risente, infatti, incontrovertibilmente, tanto delle spigolosità dell’arte africana quanto della struggente scultura iberica arcaica.

Contestualizzare l’opera renderà tutto più chiaro: il Ritratto è stato realizzato nel 1906 e solo un anno più tardi Picasso dipingerà Les Demoiselles d’Avignon – dando ufficialmente vita alla stagione dell’avanguardia cubista. Quest’opera segna, dunque, una svolta decisiva per la produzione di Picasso e per l’intera arte moderna, ma non solo: il Ritratto di Gertrude Stein è un dettaglio di un affresco più ampio che ritrae alcuni dei maggiori scrittori anglosassoni del ‘900.

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Pablo Picasso, Ritratto di Gertrude Stein, olio su tela, 1906, Metropolitan Museum of Art (New York)

 

La donna del ritratto è stata una delle voci tanto più decisive quanto poco appariscenti del Novecento: Gertrude Stein, statunitense, scrittrice e poetessa, condivideva con il pittore andaluso un profondo interesse per il superamento di prospettive e di schemi concettuali classici – celebre è infatti il suo verso “Una rosa, è una rosa, è una rosa”, definita dai critici come “cubismo letterario” – ed è stata una personalità determinante per lo sviluppo del modernismo.

Appassionata di psicologia e neurologia, nei suoi lavori narrativi riversa la sua passione per i progressi scientifici, ma è specialmente sulla scomposizione della realtà che la Stein si concentra. Alla sua vita e alla sua attività è legata una delle pagine più affascinanti della storia parigina: non avendo mai avuto problemi economici, ospitò e sostenne nella sua casa di Rue Des Fleures 27, a Montparnasse, sia i personaggi emergenti delle arti figurative – Braque, Picasso e Matisse su tutti – e sia il gruppo di scrittori americani espatriati a Parigi che poi sarebbe stato identificato come “Generazione Perduta”.

La sua opera più conosciuta – l’Autobiografia di Alice Toklas, nella quale la Stein si identifica con la sua straordinaria compagna di vita – rievoca quegli anni e quegli incontri, regalando agli scaffali il romanzo che, assieme a Festa Mobile di Hemingway, rappresenta il maggiore e più interessante memoir.

 

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Gertrude Stein, Autobiografia di Alice Toklas, 1933

 

Tra gli scrittori, il primo a frequentare il salotto di Rue des Fleures fu Sherwood Anderson, che sicuramente fu il più influenzato dallo stile e dagli interessi della Stein, e che a sua volta introdusse Ernest Hemingway. La sua produzione parigina, l’interesse per la Spagna e per la Corrida e per l’Africa ma soprattutto la modellazione del suo inconfondibile stile e ritmo narrativo, risente e giova delle attenzioni di Gertrude Stein: tanto i suoi primi racconti quanto Fiesta e Addio alle Armi furono rivisti e ristrutturati in compagnia della Stein.
Parigi divenne la Mezzaluna Fertile della Letteratura: insieme ad Hemingway, giunsero a Parigi autori come Faulkner, Dos Passos, T.S. Eliot, Ezra Pound: Parigi, il cuore d’Europa, si ritrovò improvvisamente ad essere il cuore della letteratura statunitense, un centro di innovazioni e sperimentazioni che hanno rivoluzionato la storia della narrativa. Giovani scrittori innamorati di Laurence Sterne, di Keats, eredi del realismo francese e del Rinascimento italiano – autori incredibilmente talentuosi, futuri premi Nobel, ma soprattutto persone di semplicità sconvolgente, uomini che hanno vissuto gli orrori della trincea e che ricercano nell’alcol l’ingenuità perduta.

È Hemingway a narrare, nel Capitolo Settimo di Festa Mobile, la genesi della definizione di Generazione Perduta: “Fu quando eravamo tornati dal Canada e mentre abitavamo in rue Notre-Dame-des-Champs e Miss Stein e io eravamo ancora buoni amici che Miss Stein fece la sua osservazione sulla generazione perduta. Aveva avuto non so che guaio con l’accensione della vecchia Ford Model T che usava allora e il giovanotto che lavorava al garage e che aveva combattuto nell’ultimo anno di guerra non era stato capace, o forse non aveva ignorato la priorità di altri veicoli, di riparare la Ford di Miss Stein. Forse non si era reso conto di quanto fosse importante il diritto della vettura di Miss Stein a una riparazione immediata. In ogni caso, egli non era stato sérieux ed era stato severamente richiamato dal patron del garage dopo il reclamo di Miss Stein. Il patron gli aveva detto: – Siete tutti una génération perdue!
– Ecco cosa siete. Ecco cosa siete tutti quanti – disse Miss Stein. – Tutti voi giovani che avete fatto la guerra. Siete una generazione perduta.
– Davvero? – dissi io.
– Sì – insistette lei – Non avete rispetto per niente. Vi ucciderete a forza di bere. –“

 

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Ernest Hemingway e Francis Scott Fitzgerald in una fotografia scattata a Parigi nel 1925

 

Gli anni della giovinezza parigina di Hemingway sono gli anni dello splendore di Scott e Zelda Fitzgerald e delle idiosincrasie tra Ernest e Zelda – egli tentò di proteggere Scott dall’instabilità e immaturità della meravigliosa moglie. Di Scott, Hemingway scriveva che “Il suo talento naturale era come il disegno fatto dalla polvere sulle ali di una farfalla. Sulle prime lui non l’aveva capito più di quanto lo capiva la farfalla e quando veniva guastato o cancellato non se ne accorgeva. Più tardi si rese conto dei danni subiti dalle sue ali e di come erano fatte e imparò a pensare. Aveva ripreso a volare e io ho avuto la fortuna di conoscerlo proprio dopo un felice momento della sua attività di scrittore anche se non della sua vita”.
Quando i Fitzgerald arrivarono a Parigi, Scott era lo scrittore americano più promettente e in voga – il suo romanzo d’esordio, This Side Of Paradise, era stato accolto con trepidazione – e Zelda dettava legge nell’ambito della moda e della mondanità americana. Tra le prime conoscenze francesi dei due coniugi ci furono Gerald e Sara Murphy, una ricchissima coppia di americani espatriati che li invitarono a trascorrere l’estate sulla Costa Azzurra a Cap d’Antibes. Questa vacanza rappresentò il tragico naufragio del loro matrimonio e fu la base per il quarto romanzo di Fitzgerald Tenera è la notte e per l’unica opera della moglie Lasciami l’ultimo valzer. La loro vita, poi, si spense come un’altalena abbandonata all’inerzia: Scott lottò per anni con l’alcolismo, e quando sembrava essersi ripreso un infarto lo stroncò nel 1940, mentre stava scrivendo il suo romanzo L’Ultimo Magnate; Zelda invece morì nel 1948, in seguito all’incendio nel manicomio in cui viveva.

 

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Woody Allen, Midnight in Paris, 2012

 

E ancora, monumento alla generazione perduta, resta la storica Shakespeare & Company: una “utopia socialista mascherata da libreria” come la definì George Whitman, poiché la libreria offriva – e continua ad offrire – posti per dormire ad artisti e scrittori squattrinati in cambio di alcune ore di lavoro fra gli scaffali.

A fondarla, nel 1919, l’esule americana Sylvia Beach: la terra comune della letteratura come rivalsa sull’espatrio. Adesso Shakespeare & Co. è divenuta, meritatamente, un’icona, una meta di turisti e location della serenata di Woody Allen Midnight in Paris e della pellicola di Richard Linklater Before Sunset, ma continua a conservare lo spirito della “Parigi dei bei tempi andati, quando eravamo molto poveri e molto felici”, e tra gli scaffali gremiti da questi capolavori, risuona la tragedia della Prima Guerra Mondiale e l’inevitabile, romantico fallimento di chi è sopravvissuto.

Dopotutto, penso che la vita non abbia niente da offrire oltre alla giovinezza, e nei più anziani l’amore per la giovinezza degli altri.                                                                                                           F.S. Fitzgerald

Vito Ladisa

 

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