2017,  Arte

Una notte parigina con Toulouse-Lautrec

L’arte ha il potere di trasportare: siamo in una pinacoteca e fra una sala e l’altra noi ripercorriamo la storia dell’uomo, divenendo noi stessi testimoni oculari. Quante volte abbiamo assistito alla Crocifissione di Cristo, oppure all’Ultima Cena, all’incoronazione di Napoleone o alla morte di Cesare? Dunque siamo stati veri testimoni in ogni epoca. D’altronde l’arte è un po’ come la macchina del tempo, ci prende e ci teletrasporta e noi viviamo il lusso di stare fermi ad osservare. Allora ho voglia di viaggiare e di ritornare a Parigi; qualche settimana fa ci sono stato con Edouard Manet, oggi ad accompagnarmi è Henri de Toulouse-Lautrec.

È tardi, il locale è stracolmo di gente, il vociare invade ogni angolo, risate, storie raccontate ad alta voce, rumori di bicchieri, aria irrespirabile a causa del fumo, c’è buona musica, siamo al Moulin Rouge e qui non si bada alla formalità, ci si diverte. Toulouse-Lautrec è la guida giusta per conoscere da vicino la mondanità parigina di fine ‘800 e l’opera intitolata Al Moulin Rouge, un olio su tela, realizzato nel 1892 e conservato a Chicago al The Art Institute, rappresenta la vera chiave di accesso.

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Henri de Toulouse-Lautrec, Al Moulin Rouge, 1892, olio su tela, Chicago, The Art Institute

Siamo appena entrati e tutto è fermo; in basso alla nostra destra scorre il passamano che ci conduce nella sala dove si apre ai nostri occhi il gran caos presente. Una donna, in primo piano sulla destra, ci guarda e accenna un sorriso; poco distante sulla sinistra, ad un tavolo, sono seduti cinque individui, ben vestiti, i quali hanno tutti lo sguardo perso nel vuoto, sono stanchi ed annoiati. Sono la testimonianza grafica dell’individuo della Belle Epoque, ovvero quell’individuo che sente il peso dell’illusione e che patisce l’effetto della finta felicità che una volta svanita lascerà un grande vuoto. Infine dietro, negli altri angoli del salone, altri tavoli e altra gente, che si gode vivacemente la serata.

Toulouse-Lautrec dipinge secondo il linguaggio tecnico post-impressionista: dalle figure fuoriesce una prima adesione al sintetismo formale, i corpi sono semplici e segnati da una marcata linea di contorno. Inoltre i colori sono stesi con gran velocità, resta ancora viva in lui la volontà impressionista di voler cogliere il senso cromatico di quel preciso istante; a questo particolare tecnico, il pittore affianca il tassello simbolico rappresentato dagli individui.

Ble Domenico

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