2018,  AI,  Intelligenza artificiale,  Robot

Meraviglioso e spaventoso

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Che il mondo vada veloce è cosa risaputa e forse banale. Che la velocità percorsa non sarà più raggiungibile per l’uomo no.

Negli ultimi anni i progressi tecnologici sono stati innumerevoli nel campo dell’intelligenza artificiale e dunque della robotica.

Basti pensare che nel luglio 2015 è aperto in Giappone, a Tokio, il primo albergo gestito (al 90 per cento) da umanoidi. Si trovano al ricevimento, alla cassa, ai piani, e nella hall, alla partenza, per salutare l’ospite con un inchino.

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Non sorprende che il primo albergo di umanoidi sia nato in Giappone: è il Paese in cui si sta sviluppando l’industria robotica al fine di ridurre nei prossimi anni il costo del lavoro.

“Nazione di vecchi, molto riluttante ad aprire le frontiere a mano d’opera straniera, il pragmatico Giappone ha deciso di prodursi gli operai di cui avrà sempre più bisogno per far fronte autarchicamente alla deficienza di forza-lavoro”.[1] Così descrive il Giappone Silvio Piersanti, giornalista.

Apparentemente le caratteristiche di un androide sono solo positive. Lavora 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno; non conosce parole “scomode” quali stipendio, vacanze, sciopero; ha un’aspettativa di vita praticamente infinita.

Se da un lato il Giappone con le sue applicazioni di robotica è geograficamente lontano, dall’altro lo sviluppo, l’implementazione e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) sono estremamente vicini.

L’intelligenza artificiale, infatti, è stata implementata negli smartphone. Tutti gli smartphone di fascia medio-alta presentati nel 2018 utilizzano un software basato su AI. Al momento l’applicazione pratica si limita nella maggior parte dei casi al riconoscimento facciale, per cui il software riconosce il volto del proprietario, consentendogli l’accesso, e alla fotocamera intelligente che si adatta agli scenari.

Ma il cantiere è aperto e le applicazioni aumenteranno di presentazione in presentazione.

Lo scenario che alla fine si presenta ai nostri occhi è meraviglioso e spaventoso. Da un lato meravigliose applicazioni tecnologiche, utili a renderci la vita forse migliore, più facile; dall’altro spaventose creature umanoidi, pronte – chissà – un giorno a sostituirci. È di questo avviso infatti lo storico Yuval Harari, docente presso l’Università Ebraica di Gerusalemme.

Dice che l’umanità ha senza dubbio un potere senza precedenti. Con gli strumenti a disposizione, può infatti puntare all’immortalità. Del resto già nel 2013 Google ha lanciato la società Calico[2], che ha l’obiettivo di combattere l’invecchiamento e, come dicono i fondatori, “risolvere la morte”.  Allora, conclude Harari, “I computer ci renderanno immortali proprio quando saranno così potenti da renderci anche inutili e obsoleti”.[3]

Tuttavia simili affermazioni, moniti di una platea sempre più ampia di studiosi e docenti non basteranno a fermare la corsa all’intelligenza artificiale. Perché? Le potenzialità sono infinite e nessuno è disposto sul più bello a dare una brusca frenata alla ricerca, che costantemente annuncia dei progressi sul campo. Basta, infatti, digitare sul motore di ricerca le paroline magiche “intelligenza artificiale”: compariranno più e più articoli di nuove scoperte datate il giorno stesso.

Cosa fare allora dinanzi all’avanzata prorompente dell’intelligenza artificiale? Disporre e godere dei frutti, chiaro. Pensare, altrimenti, che è pur sempre tecnologia. E che nel peggiore dei casi è uno stile di vita che costringe a conformarsi. Non avremo, infatti, ricordo delle ore trascorse ad aggiornare i social network o ad utilizzare il riconoscimento facciale per sbloccare lo smartphone. Come dice Jonathan Franzen, le ore che ricorderemo saranno quelle del dolore, della gioia, delle scelte difficili, quelle in cui saremo stati diversi dagli altri. Il nostro compito come essere umani sarà allora quello di integrare questi ricordi in una narrazione unica, che possa aiutarci a decidere come proseguire nella nostra vita.[4]

 

Muri Roberta

 


[1] “Hotel Robot”, Silvio Piersanti, Il Venerdì, 13 marzo 2015

[2] https://www.calicolabs.com

[3] “Così l’uomo diventerà un dio. Inutile”, Giuliano Aluffi, Il Venerdì, 16 dicembre 2016

[4] “Scordate il web. Solo i romanzieri sono veri eroi”, Jonathan Franzen in accordo con Luigi Bernabò Associates, Traduzione di Matteo Colombo, Internazionale, 22 settembre 2012

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