2018,  consenso se si ha il tanga,  Irlanda,  tanga e violenza

La rivoluzione è in atto e non può essere fermata

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L’origine del mondoGustave Courbet, olio su tela, 1866, Museo d’Orsay, Parigi

La rivoluzione sessuale femminile sta finalmente concedendoci i suoi agognati frutti.
Quel seme che centinaia di volte ha provato a germogliare, è riuscito ad ottenere le cure che per centinaia di anni gli sono state negate. È nato nel suo magico splendore di fuscello, protetto dal vento tramite lo scudo di migliaia di corpi, nutrito dalle loro lacrime e dal loro sangue, ma anche dalle dolci parole di chi gli parlava di un futuro migliore. Un futuro dove sarebbe diventato l’albero più forte al mondo, e non avrebbe temuto né il vento né le accette dell’uomo, dove avrebbe donato succosi frutti, nuovo nutrimento per i nostri corpi. Quel futuro è arrivato, e nella sua fronda si scorgono i frutti che mostrano orgogliosi il loro splendido rosso scarlatto. Eppure, ancora poche bocche hanno il coraggio di addentare quelle mele da cui per troppo tempo venimmo private. C’è chi viene fermata da uomini, chi da altre donne, chi invece da sé stessa. Ma l’albero è paziente e non andrà da nessuna parte, continuando a sedurre con i suoi frutti riuscirà a diventare il nutrimento di tutti gli esseri umani, dimodoché la rivoluzione sessuale possa finalmente essere accolta da tutti.
Eppure tutto ciò appare ancora molto distante, è di pochi giorni fa infatti, l’ennesimo caso giudiziario in cui una ragazza irlandese di 17 anni è stata stuprata da un 27enne il quale non è stato dichiarato colpevole in quanto la ragazza indossava un tanga. È apparso quindi ovvio per la legge irlandese che l’utilizzo di tale biancheria fosse indice di un aperto consenso da parte della giovane a concedersi a qualsivoglia passante.
Come tutti sanno, infatti, indossare un abbigliamento riconducibile alla sfera sessuale indica la volontà della suddetta donna di copulare con ogni essere umano di sesso maschile, in quanto lei non è dotata delle facoltà per scegliere adeguatamente il proprio partner, il quale deve quindi assumersi questo pesante ruolo.
Anche nel caso in cui si volesse concedere una minima logicità a questo rituale di accoppiamento, non si spiegherebbero i milioni di casi in cui lo stupro è avvenuto su una donna il cui unico rimando alla sfera sessuale fosse il suo corpo. La nostra reale ed unica colpa è essere dotate di un corpo capace di risvegliare istinti talmente complessi dentro l’essere umano (ciò significa sia negli uomini che nelle donne)  
da essere quasi inspiegabili.
Seppure sia molto semplice identificare la causa di tali gesti negli istinti sessuali, è necessario riuscire ad allontanarsi dall’influenza secolare della mentalità patriarcale. Difatti, identificando il problema nella debolezza della carne, si presenta solo una strada possibile: la donna consapevole di ciò assume determinate precauzioni. Quindi spetta soltanto alla donna salvaguardarsi da una violenza di cui a quanto pare gli uomini non hanno colpa, in quanto animati da questi istinti come fossero posseduti da qualche divinità demoniaca.
Eppure l’uomo si è impegnato per secoli a tentare di reprimere i propri istinti tramite l’uso della ragione e dell’etica, è possibile che tale tecnica non possa essere valida anche per la repressione di questi istinti?
Ovviamente la risposta è negativa, ma la complessità della gestione di tali istinti è legata ad una carenza della struttura sociale umana nei confronti del sesso femminile. Esso per secoli è stato considerato il sesso debole verso il quale era possibile sfogare qualsiasi istinto, la società patriarcale non ha quindi sviluppato una reale morale che potesse difendere le donne dalle violenze.
Volendo fare un esempio banale si prenda in considerazione il cristianesimo, una delle fondamenta del pensiero etico europeo. Nei dieci comandamenti c’è scritto “non uccidere”, regola considerata accettata dall’intera umanità, ma anche “non desiderare la donna d’altri” ossia non desiderare una donna solo nel caso in cui essa non appartenga già ad un altro uomo.
Non volendo questo essere un attacco nei confronti della religione cristiana, bisogna constatare che le basi del pensiero europeo si fondano sulla mancanza di considerazione della donna come individuo a sé rispetto al marito. Seppur ci sia un comandamento specifico che vieti il desiderio, e quindi anche lo stupro, verso una donna sposata, non solo non lo si ha verso una qualsiasi donna, ma sono considerati esistenti solo gli istinti sessuali maschili.
La donna per secoli è sempre stata considerata priva di desideri sessuali, essa era il simbolo della passione carnale la quale però non doveva essere provata direttamente da lei.
L’unica cosa saggia da fare nei confronti del passato è accettarlo e trarre lezioni da esso. L’unica cosa saggia da fare nei confronti del futuro è rendersi conto che la società umana si è fondata su una falsa immagine delle donne, relegandole a corpi privi di febbricitante passione carnale. Chi non soggiaceva a tale immagine erano coloro che oggi alcuni chiamerebbero “donne con la d minuscola” o “zoccole”, come se possedere desideri sessuali significasse perdere la propria femminilità.
La popolazione mondiale ha il compito di guardare in faccia la vera essenza delle donne non così dissimile da quella degli uomini. Esistono infatti molteplici casi di stupro per mano di donne, le quali quindi si mostrano capaci di essere anch’esse soggiogate dagli istinti sessuali.
Volendo tralasciare questi ultimi casi in cui non vi è in egual misura l’accettazione dei propri istinti sessuali ed un’etica comportamentale basilare, si analizzi il motivo del costante impegno femminile nel rendersi desiderabili.
Tale impegno è determinato dalla piacevole sensazione di potere che qualsiasi essere umano prova nel momento in cui si sente desiderabile. È uno dei migliori spettacoli al mondo vedere una donna che indossa un abito capace di risaltare il suo corpo, vederla camminare sinuosamente, con la testa alta ed un leggero sorriso sul volto. Leggere nei suoi occhi il magnifico amore che ha verso il suo corpo, vedere il suo sguardo incrociarsi con i passanti che rimangono folgorati da quella bellezza carnale in cui scompare ogni peccato e vi è solo l’idilliaco momento di pura bellezza.
Questo è ciò che si riesce a vedere sapendo guardare la forza sensuale di una donna capace di mantenere sulle sue gambe quello che finisce per essere considerato un peso. Un capovolgimento che pare insensato dopo la mia descrizione ma che è tragicamente reale. Molte donne impiegano magari ore per riuscire ad ottenere il riflesso sullo specchio che le faccia sentire forti del loro potere sensuale, ma bastano pochi secondi per farlo infrangere. Basta uno sguardo più ossessivo, un fischio, un “ehi bella”, un gruppo di uomini o anche uno solo in una strada poco frequentata, un sguardo ripugnante di una donna, il bisbiglio di due ragazze che ti guardano, per far sì che la paura ingoi l’orgoglio sentito fino a un attimo prima.
E ci si inizia a toccarsi ossessivamente la gonna tentando di tirarla più in basso, alzarsi la maglietta per coprirsi la scollatura, chiudersi nel cappotto per riuscire a coprire tutto quel corpo di cui un attimo prima si andava estremamente orgogliose ma che ora appare come la peggiore delle offese nei confronti dell’opinione pubblica. Ci si prova a calmarsi mentre nella testa risuona la solita vocina che dice di ritornare a casa a cambiarsi e mettersi qualcosa che possa coprire l’intero corpo, l’intera anima.
Questo è ciò che affrontano ogni giorno tutte quelle donne che lottano per riuscire a concedere degli attimi di aria alle urla del proprio corpo che rivendica la propria libertà sessuale.
Essere provocanti non è un peccato, è la migliore forma di arte che per troppi anni è stata macchiata dalla volgarità che non si trova nel corpo femminile ma negli occhi di chi guarda.
Dimostrazione del fatto che la volgarità non sia un dato oggettivo ma un pregiudizio presente solo nella mente dell’osservatore è la contrapposizione creata tra arte e reale. Quando in un museo si vede un quadro ritraente una donna nuda, nessuno si scandalizza, anzi lo si elogia per la magnifica bellezza rappresentatavi; diversamente, se tale immagine la si ritrovi nella vita reale, viene categorizzata come volgare.
Nel caso in cui non abbia ancora convinto qualche lettore, vi propongo il quadro di Courbet L’origine del mondo, considerato da tutti una delle opere artisticamente più importanti dell’autore. Nonostante lo scandalo che suscitò all’epoca, non si può negare il fatto che essa sia un’opera d’arte. Eppure quando qualche mese fa uscì sul sito del Corriere della Sera un articolo su questo quadro, decine di utenti commentarono indignati per la scelta del quotidiano di pubblicare quella che venne definita una “foto pornografica”.  
La differenza tra questi due tipi di visione è data da un diverso grado di sensibilità, la quale fortunatamente può essere insegnata.
Può essere insegnato che un tanga non sia un segnale luminoso che mostri il consenso verso un abuso sessuale, ma che sia semplicemente un modo tramite il quale una donna riesce ad avere un rapporto sano con la propria sessualità. Si può insegnare che avere un rapporto sano con la propria sessualità non voglia dire che si è disposte ad avere un rapporto sessuale con chiunque. Si può insegnare che una donna abbia il diritto ed il dovere di masturbarsi senza essere considerata una ninfomane facendo valere il medesimo ragionamento utilizzato per gli uomini.
Si deve insegnare che ogni essere umano abbia il diritto di mostrare la propria sessualità vantandosene in quanto una delle bellezze che ci concede questo mondo.
Si deve altresì insegnare che coloro che commettono degli stupri sono esseri umani, i quali devono essere sì incarcerati, ma anche riabilitati. La castrazione chimica non è né sarà mai l’antidoto adatto a risolvere un problema che trova le sue radici nella mentalità e non negli ormoni.

Montanaro Francesca

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