A fuoco

Rubrica ” A fuoco ” – A cura di Federico Bianchini

È un gioco di parole, si allude sia al definire con precisione i termini di un problema, di una questione, di una situazione, sia al fornire tramite la regolazione di una macchina fotografica, ad esempio,  un’immagine nitida.

In modo semplice e fresco, tratteremo di arte e Fotografia,  approfondiremo alcune tra le tante opere interessanti di artisti  famosi e non, cercheremo di farvi innamorare dell’estetica.

Sono coloro che solo grazie al proprio genio o allo studio e all’esperienza, creano un linguaggio personalizzato fatto soltanto di luci e ombre, per imprimerle su una tela o su una carta, capaci di trasmettere un messaggio.

Essi sono dei comunicatori a tutti gli effetti.

C’è spazio per chiunque, basta allineare mano, testa e cuore, come diceva John Russia.

Occhio nel mirino, scruta per bene… ci sei, sei “a fuoco”.

 

Capa e Picasso, “post fata resurgo” di Federico Bianchini

14193711_10202072397968636_916692089_n.jpgIn piena estate, sotto un sole cocente, padre e figlio si divertono sulla spiaggia.

È una di quelle scene viste e riviste nei nostri album di famiglia o che adesso affollano la home di Facebook; un momento catturato che non stanca mai, intramontabile perché genuino.

Ai fini artistici non cambia niente se vi dicessi che l’uomo in questione è il famosissimo pittore Pablo Picasso e il piccolo che sorregge è il suo Claude.

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La pietà sempreverde  di Bianchini Federico

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L’immagine in evidenza è un fotomontaggio di Federico Bianchini.

Ci avete mai pensato al fatto che quando “Marco”, dopo esser stato tanto male per la storia finita con “Anna”, inizialmente dice di non voler più affezionarsi ad una donna con le stesse caratteristiche della sua ex, ma poi tu, che sei il suo migliore amico, ti rendi conto che la new-entry “Laura” sembri essere la gemella separata dalla nascita? Un classico. Ma perché? Perché il gusto personale di ognuno di noi è insito nella nostra anima, e per quanto ci si possa sforzare nel cercare qualcosa di differente, è grazie a ciò che è accaduto in passato, che siamo diventati così e inseguiamo involontariamente sempre lo stesso ideale. Proprio per questo ragionamento possiamo accostare tre opere di tre celeberrimi artisti, rivoluzionari ognuno per il proprio tempo.

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L’assoluto per Yves Klein di Bianchini Federico

2Oggi il termine “artista” viene ormai usato in modo spropositato. Ma è davvero sufficiente praticare soltanto una delle belle arti (come riporta il vocabolario Treccani) per essere definiti tali?

Forse sì, se intendiamo la mera professione. Forse no, se oltre la tecnica, si tengono conto di fantasia, emozioni, sentimenti e anima.

Queste componenti creano una scissione vera e propria fra artistucoli e artisti.

Un musicista, un ballerino, un fotografo, un attore, […]“un pittore deve creare costantemente un solo unico capolavoro, se stesso” [1] e solo allora si può parlare di quell’attività che il filosofo Shelling credeva armonizzasse la natura e lo spirito, rivelando l’assoluto nei suoi caratteri di infinità.

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Quando l’abito fa il monaco di Bianchini Federico

 

Se un qualsiasi pittore odierno dovesse dipingere l’uomo medio del ventunesimo secolo di certo lo raffigurerebbe con una t-shirt monocolore, un jeans strappato, un paio di Adidas con calzini coordinati e un immancabile cappellino con visiera a becco. Ovviamente lo riconosceremmo anche se fosse avulso dal contesto!

L’indumento è uno strumento così forte chi ci permette di comprendere meglio una personalità, un sentimento, un’epoca.

Proprio in virtù di questo, la moda ha un ruolo fondamentale nella storia dell’arte.

Non si può prestare solo attenzione alla pennellata, alla tecnica e corrente stilistica, quando persino l’osservazione dei vestiti presenti nell’opera, potrebbe rivelarci le intenzioni dell’artista, calandole all’interno del contesto storico.

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